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Ciao Pino

Riuscire a convincersi che Pino Grimaldi ci abbia lasciato è una fatica dell’anima, prima ancora che della coscienza o della mente. Ne scriviamo dopo aver lasciato passare ore dall’aver appreso la notizia, fino al momento, questo, in cui della notizia diamo diffusione, in cui il solo aver metabolizzato questa verità ha significato autentico dolore unito a incredulità. Ci eravamo visti spesso ultimamente con Pino, la sua una energia inesauribile, a un tempo designer (mai definirlo grafico per carità), filosofo, docente, autore, metodologo e più di altro maestro di vita e di pensiero.

Dobbiamo a lui se il design della comunicazione, quello urgente e pervasivo così gridato nei 7 punti descritti nella Carta del Progetto Grafico, da allora, dal suo lavoro impegnato, insieme all’amico e socio Gelsomino D’Ambrosio, non se ne è mai più andato da Salerno, Napoli, dal Sud. Un merito purtroppo raramente riconosciuto, ma che andrebbe oggi nuovamente ripreso e considerato per il suo valore interdisciplinare e intergenerazionale, condotto sempre con un candore e uno sguardo largo sulle vicende del progetto che grazie al suo lavoro non si è mai confinato nell’autoreferenza della disciplina. Potrebbe essere lungo lo spazio da dedicare a tutto quanto lo ha legato ad Aiap, dalla rivista "Grafica", alla "Bibliografia di base" del 1984 e a tutte le occasioni di lavoro comune avute negli anni a seguire. Vorremmo piuttosto regalarci una piccola fotografia sul Pino di oggi, su quell’utopista concreto che non ha smesso un secondo di progettare per gli altri e per la cultura del nostro lavoro comune.

Siamo stati partecipi e presenti all’inaugurazione napoletana della mostra "Femminile Palestinese" da lui tanto voluta e curata insieme a Maria Rosaria Greco, e che proprio pochi giorni fa stavamo discutendo di come portare a Milano nei locali dell’Associazione. Ancora è impossibile non rammentare, perché vivo e vicinissimo, il ricordo della recentissima presentazione del suo ultimo libro "Blur Design. Il branding invisibile" ospitata nella nostra sede a Milano. Una fatica portata a termine con il solito entusiasmo e un ennesimo miracolo di onestà pedagogica, denso di parole e riflessioni di chi sente l’urgenza di far arrivare la complessità e gli inganni nascosti in un lavoro che Pino ha sempre trattato con grande rispetto, ma sempre con la sua tipica e intelligente irriverenza.

Ce ne vorrà ancora di tempo, Pino, per prendere coscienza di questo tuo ultimo viaggio. Ma lasciaci sentire ancora vicino quel tuo sorridere leggero che accompagnava critiche severe ma vere e consigli da portare con sé per sempre.



Illustrazione di Ilaria Grimaldi


(24 mar 2020 )




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