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Giancarlo Iliprandi socio in galleria

[page=/portfolio.php?IDautore=305][b]Vai nella galleria di Giancarlo Iliprandi[/b][/page] [i]Come e quando hai iniziato a fare grafica?[/i] Dopo essere stato iscritto, per tre anni, alla facolt di Medicina e Chirurgia e dopo aver frequentato, per otto anni, l'Accademia di belle arti di Brera. Trovavo interessante quanto avevo studiato ma non determinante dal punto di vista culturale. Non abbastanza attuale. Non sufficientemente rivolto agli altri, alla sfera del sociale, al comunicare. [i]Ci sono stati dei maestri?[/i] Ho avuto, come si usa dire, dei "modelli". Negli anni cinquanta ho avuto modo di conoscere molti personaggi, con alcuni dei quali sono stato legato da ammirazione, da stima, da sincera amicizia. I riferimenti esemplari sono Antonio Boggeri, Max Huber, Albe Steiner. Ognuno per motivi molto diversi. L'unico "maestro" che ho seguito per anni Bruno Munari. Del quale ricordo il piacere di lavorare assieme manualmente ma, pi di ogni altra cosa, l'insegnamento morale. [i]Quando consideri ultimato un lavoro?[/i] Potrei dire con la firma del visto si stampi. Ma non cos semplice. Ci sono lavori che presuppongono una continuazione nel tempo, una serialit. Le copertine della rivista Serigrafia, per esempio, gli editoriali visivi per il notiziario dell'ADI, le ricerche sull'alfabeto per le Grafiche Nava. Sono opere rimaste incomplete, non ultimate. Interrotte perch la committenza venuta a mancare. [i]Puoi farmi degli esempi di pessimo design e di ottimo design?[/i] Se un prodotto di comunicazione visiva design (forma, funzione, innovazione) non pu essere pessimo. Pessimo quanto non pu considerarsi professionalmente accettabile. Ci sono contrassegni di partiti politici semplicemente ridicoli. Altri semplicemente abominevoli. Abbiamo molti esempi di design ottimo, in Italia. Manca il design eccezionale forse, perch mancano committenti eccezionali. [i]Quanto ti senti responsabile di un tuo progetto?[/i] Totalmente. Non credo molto ai se, forse, ma, invece, purtroppo. Un professionista il responsabile ultimo del suo progetto. Nel bene e nel male, nel pessimo e nell'ottimo, sia nel presente sia nel futuro. [i]Puoi raccontarci la storia di uno dei lavori che hai messo nella galleria?[/i] Ogni lavoro ha una sua storia, pi o meno lunga, pi o meno interessante. Capitano anche situazioni perlomeno peculiari. Ci chiedono un nuovo progetto per una nota rivista di architettura. Poniamo l'accento visivo della copertina su una certa aggressivit, tipica dell'aspetto caratteriale del direttore della rivista medesima. La rivista si merita un Compasso d'Oro nel 2004. Nel Gennaio di quest'anno inizia una nuova serie di copertine dai colori candegginati. Naturalmente senza averci chiesto una qualsiasi opinione in merito. Il direttore un carissimo amico, le illazioni sui gai colori si sprecano. La storia rimane esemplare.


( 5 Sep 2006 )


 



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18 January 2021

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