Riflessioni

Consiglio direttivo

I membri del Consiglio Direttivo attualmente oltre ad individuare le linee di indirizzo si trovano spesso a dover sviluppare operativamente i progetti. La perdita di efficienza si ha sia nella restituzione esecutiva di progetti sia nello sviluppo strategico delle linee di indirizzo. Un Consiglio Direttivo totalmente basato sul volontariato è ancora attuale? Può una carica sociale ricevere dei compensi per sviluppare o coordinare un progetto?
Queste sono alcune riflessioni sulle quali ci piacerebbe conoscere il tuo parere.


Commenti:

Sicuramente si - fare operazioni di raccolta fondi con sponsor di sistema (es. aziende cartiere per finanziare "Progetto Grafico")

04 ago 2008 09:55  | tipo  | 

Le cariche sociali possono ricevere compensi relativi alle attività di ricerca e consulenza che AIAP è chiamata a svolgere, ovviamente si parla di consulenze non relative al "core business" degli Associati e di queste consulenze andrà stilato un preciso e pubblico (ai soci) elenco.
Nel caso di progetti complessi possono creare gruppi di lavoro interni all'Associazione in accordo con il Presidente e il Direttore.

06 ago 2008 10:36  | lodovicogualzetti  | 

Questione delicata, come emerso più volte, durante l'Assemblea del 18 Luglio...
È chiaro che i compensi debbano essere introdotti: se lavoro deve essere, che sia pagato,
e secondo canoni e modalità precise e dichiarate, senza possibilità di zone d'ombra... non è difficile, deve solamente essere fatto...

e per quanto riguarda i progetti complessi, concordo ancora con Gualzetti, sulla scia della discussione Assembleare dello scorso di 18 luglio, sulla opportunità di creare gruppi di lavoro interni all'Associazione e in accordo con Presidente, Direttore e Membri del Consiglio...
i professionisti Aiap interessati proporranno le loro candidature a progetto, e saranno scelti secondo i criteri che saranno stabiliti...
con l'ottica di creare gruppi virtuosi e disomogenei: ci saranno i professionisti di chiara fama, con compiti di indirizzo e guida; quelli meno famosi ma altrettanto bravi, scelti secondo le loro esperienze, e i giovani e giovanissimi, così da creare gruppi che siano reale espressione del tessuto associativo-connettivo Aiap...
la democrazia assembleare è lunga e faticosa, a tratti estenuante, MA sono convinto che sia l'unica strada da percorrere, se vogliamo il 'nuovo', e non il vecchio, trito e ritrito...

Massimo Porcedda

15 set 2008 10:32  | massimo_p  | 

Il cd continua, come fa attualmente, a fornire **indirizzi “culturali”, strategici e operativiti** e promuove le azioni che rendono concreti questi indirizzi (mostre, incontri, eventi, iniziative etc.)

I progetti sono però gestiti da soci presenti nel cd ma anche e soprattutto da soci non appartenenti al consiglio. Chi partecipa a progetti ha un compenso definito dal progetto stesso.

Il consiglio può essere più **funzionale**: maggiore flessibilità nel suo svolgimento, maggiore democrazia/partecipazione elettronica e maggiore efficienza nella preparazione delle riunioni, con preparazione di documentazione adeguata circa i vari temi e punti di discussione (la struttura permanente col direttore dovrebbero rendere più semplice questo approccio).

01 ott 2008 09:37  | aldo presta  | 

(continua)

**Sedi periferiche. territorialità. rapporto centro/periferia**
Questo è un punto nodale. Che vuol dire elaborare sempre di più capacità di ascolto, di “movimento” dell’associazione. Di riconoscibilità e di qualificazione per azioni sui territori stessi (mostre eventi, dialogo con gli attori sociali – imprese, PA).
Bisogna saper captare le questioni, coinvolgere i territori e muoversi in essi.
Naturalmente dobbiamo evitare che le strutture periferiche diventino strutture burocratiche o piccole enclave di potere locale per qualcuno, come accade per altre e meno blasonate associazioni.
Penso a una struttura flessibile tipo: fino a 15 soci si forma un club che definisce programmi minimi di attività (dibattiti, presentazione di libri, di progetti, incontra le scuole e le università, etc).
Oltre i 15 soci diventa una vera delegazione territoriale che continuerà a fare le cose di cui sopra ma avrà un posto in Consiglio, e avrà delega e autonomia su un serie di temi.

La questione della prossimità, del dialogo, che implica spostamenti e vicinanza è piuttosto spinosa.
Come dimostra peraltro la scarsa partecipazione al dibattito da noi avviato. Quindi la prossimità, il coinvolgimento, la partecipazione vanno in effetti costruite capillarmente. Sapendo che è faticoso. L’esperienza del Consiglio nomade – se ne è tenuto uno solo a Roma – va ripetuta e sostenuta e rese “strutturale”.
Bisognerà dotarsi di strumenti di “vicinanza e dialogo ” coi soci.
Confesso rispetto a questo punto una mia personale di responsabilità: avrei dovuto elaborare e produrre una nota informativa del consiglio da inviare ai soci dopo ogni consiglio, ma che non sono mai riuscito a realizzare.


>> nota a scanso di equivoci >> naturalmente il rapporto con le territorialità deve essere armonico con quella vocazione internazionale che aiap cura e che dobbiamo aumentare sempre di più.
Dobbiamo insomma sostenere il "rapporto tra l'economia dei flussi e culture dei luoghi"

01 ott 2008 09:38  | aldo presta  | 

Tutte le iniziative devono poter essere promosse e seguite dal Consiglio Direttivo che ne mantiene la paternità scientifica e la cura ma che però, non necessariamente deve essere investito dell’operatività se questo ostruisce certe fluidità gestionali. Credo sia plausibile poter organizzare gruppi di lavoro a progetto nei quali poter inserire anche soci non appartenenti al CD oppure consulenti esterni qualora fossero necessarie delle eccellenze internazionali.
Questa modalità consentirebbe anche all’aiap di rendere partecipi un numero maggiore di soci e perché no, di studenti, ovviamente con formule studiate in modo da non ingenerare discrasie e nevralgie nel sistema: concorsi, chiamate dirette per competenze e curricula, candidature e disponibilità da parte dei soci, stages a studenti.

13 ott 2008 21:07  | danielapiscitelli  | 



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